Giovani vignaioli

Marco, il vignaiolo, si racconta

Quando parlo di vino, mi viene naturale, e sottolineo l’espressione “mi viene naturale”, parlare di paesaggi, della mia famiglia, della nostra casa, del legame con la terra, del clima, della natura che ci circonda e della cultura in cui siamo immersi.

“Naturale” per me non ha lo stesso significato di selvatico, e cioè “che si fa da solo”. Il vino è “naturale” perché ha una sua natura già definita ancor prima che noi ci si metta la mano. E quella Natura risiede nel territorio e nelle caratteristiche uniche di ogni vitigno.

Il mio lavoro consiste nel riuscire ad estrarre al massimo questa natura e portarla intatta sulle tavole dei nostri clienti.

Cosa mi ha mosso ad intraprendere la strada del vino? La passione per il mondo agricolo, quello in cui sono nato e cresciuto prima di vivere la città, Milano; l’emozione che provo quando penso a mio nonno Settimo; il sapore che il vino da alla mia esistenza; la possibilità di esprimere la mia creatività, di far parlare il mio linguaggio artistico scavando dentro me.

Bere il vino per me significa viaggiare, scoprire una terra, quel fazzoletto di terra specifico, intrattenere un dialogo con la storia e con dei vignaioli. Il mondo è sempre stato collegato ed io ne sono assolutamente a favore. In questo modo posso provare l’enorme piacere di sapere che l’altro esiste: ci saranno sempre nuovi territori da scoprire, nuove persone da incontrare, nuovi vini da bere.

Tra le onde dentro un calice la testa si perde in un mare di immagini. Poco dopo si scopre che quel viaggio è dentro se stessi, tra i luoghi più reconditi della memoria. Il vino è in definitiva nutrimento per lo spirito, substrato per le emozioni.

PREC.

Flavia Albu e Podere del Maro

SUCC.

Il vino buono

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