L’oliva taggiasca e il suo olio

L’olio extravergine di oliva taggiasca è diventato ormai celebre: non c’è rivista di cucina che non l’abbia menzionato e non esiste cuoco che non lo conosca e utilizzi. Questo perché si tratta dell’olio più fine al mondo: ha un bel colore che tende a sfumature dorate, un aroma dolce e fruttato e un gusto piacevolmente aromatico. A tutto ciò accompagna una leggerezza e una delicatezza che tutti gli altri oli invidiano. 

Vogliamo raccontarvi la storia della materia prima da cui è prodotto: l’oliva taggiasca.

Fin dalle sue origini è stata legata in maniera indissolubile al territorio e alla comunità che oggi la ospita e se ne prende cura: la Riviera Ligure di Ponente, ovvero quell’area della Liguria che si estende tra la piana di Albenga e la città di Ventimiglia, abbracciando costa ed entroterra, in particolare quello imperiese. 

Tuttavia, non è un’oliva nativa di quest’area: a diffondere la sua coltivazione sono stati i monaci benedettini, quando, tra il VII e l’VIII secolo, hanno avuto la possibilità di costruire diversi conventi in Piemonte e in Liguria, in seguito a d’una florida donazione all’ordine da parte di Teodolinda, l’allora regina dei longobardi.

Dunque, una volta stabilitisi, i monaci iniziarono la consueta coltivazione dell’olivo e della vite. 

Quella volta, però, decisero di fare un esperimento: provarono ad impiantare negli olivi selvatici che già si trovavano nella zona le marze portate dalle loro coltivazioni di Cassino, il paese in Lazio da cui provenivano. Così, diedero vita a quella che oggi è conosciuta come l’oliva taggiasca, che prese il nome proprio da uno dei borghi in cui i monaci si erano stabiliti: Taggia.

Da allora quest’oliva ha fatto tanta strada, fino a diventare la prima oliva in Italia ad ottenere un olio con il riconoscimento e la certificazione DOP.

Noi del Podere del Maro viviamo ogni giorno un’esperienza unica e speciale: l’incontro con i monaci benedettini nella Pieve dei Santi Nazario e Celso, che raccolgono l’eredità di chi li aveva preceduti. Infatti, la Pieve è immersa nelle coltivazioni di ulivi taggiaschi, a cui i monaci hanno sempre dedicato le loro migliori cure e attenzioni, in modo del tutto naturale. Da quest’anno ce ne prendiamo cura insieme a loro.

Ne siamo onorati. Come giovani agricoltori abbiamo pensato fosse un’occasione unica per continuare, anche con il nostro lavoro, a far sì che questa conoscenza e questa storia potessero continuare nel solco della tradizione, dalle generazioni passate a quelle presenti e future. 

Ci piace per questo credere che le nostre olive siano anche investite da una componente spirituale forte, che si crea laddove la tradizione incontra l’innovazione, ma sempre in un contesto in cui dominano passione, rispetto e amore per la natura.

Scopri il frutto del nostro lavoro

PREC.

Le Alpi Liguri

SUCC.

NOvembre

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

× Possiamo aiutarti?