Il ritorno dei contadini

Dagli agricoltori ai contadini: passaggio di testimone per la sostenibilità dell’uomo e del pianeta

La terra non ha mai dovuto chiamare l’uomo a sé.
Fino a qualche decennio fa, l’uomo e la terra non erano estranei l’uno all’altra. Persino in seguito alla Rivoluzione Industriale, che ha portato la meccanizzazione dei processi agricoli e ha distolto molti da un lavoro a contatto diretto con la terra, una cosa non sembrava possibile: che una conoscenza così incarnata, vissuta, profondamente connessa al suolo come quella contadina, avrebbe abbandonato in così poco tempo la sua sede naturale.
Al contrario, questa sapienza contadina venne progressivamente trasformata in una sapienza per lo più teorica, mediata da macchinari e strumenti che impedivano all’organismo umano di entrare in contatto con l’organismo della terra. Il corpo dimenticava così quello che aveva appreso e il contadino diventava sempre più agricoltore: il suo sapere poteva non coincidere con un saper fare ed un saper essere. E la sua dimensione si allargava piano piano verso un orizzonte di mercato globale, economicamente più vantaggioso ma anche pericoloso, perché gli faceva perdere di vista il valore della piccola realtà locale e contadina da cui pure aveva avuto origine.
Coloro che cercano di trasmettere una cura alternativa delle produzioni alimentari, più connessa al mantenimento dei valori di solidarietà e di equilibrio ecologico e ridimensionata in base alle loro possibilità pratiche, in poche parole i contadini, sono ancora presenti e anzi, sono in rapido aumento!
In riferimento alla situazione, lo stesso presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, ha affermato:
 
“è in atto un cambiamento epocale che non accadeva dalla rivoluzione industriale. Il mestiere della terra non è più considerato l’ultima spiaggia di chi non ha un’istruzione e ha paura di aprirsi al mondo, ma è la nuova strada del futuro per le giovani generazioni fortemente motivate a costruirsi un futuro a contatto con la natura”.
Questa realtà, seppur in crescita, la sentiamo spesso lontana da noi, ci sembra scomparsa.
Invece, i contadini stanno facendo sentire la loro voce di fronte ai grandi problemi del nostro tempo, come la disoccupazione, l’ambiente, la salute, il bisogno di un’agricoltura sostenibile, avanzando proposte e creando delle concrete alternative: di vita, di cura delle produzioni alimentari, di sostenibilità.
Non è da sottovalutare l’impatto che questa nuova sensibilità e attenzione alle crisi del nostro pianeta sia accompagnata da un crescente ritorno dei contadini: si sente la necessità di una nuova responsabilità nei confronti della terra.
Questo ritorno alle radici, al passato e all’antico sapere contadino cura il malessere della terra ed è una fortuna per le nostre società: l’agricoltura contadina insegna la resilienza, non solo a chi la pratica, ma anche a chi tende l’orecchio e ne percepisce il valore.
In un universo sempre più caotico, competitivo, in cui l’unico vero sapere è ritenuto qualcosa di molto lontano da un umile saper fare, ci fa ritrovare un punto di inizio proprio là dove tutto è cominciato e da dove siamo cominciati noi, i nostri nonni, i nostri antenati: la terra.
Non tutto è perduto e, se anche qualcosa è stato dimenticato, i contadini sapranno come ritrovarlo.
Nella speranza che un giorno la nostra storia possa diventare un esempio per chi si è perso o per chi cerca una concreta alternativa, siamo pronti a condividere e a raccontarvi come siamo arrivati fin qua. Vi aspettiamo!
PREC.

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