Gommalacca

Gommalacca

Per alcuni è una novità, per altri un semplice simbolo, per altri ancora si tratta solo di una formalità. Per noi è un valore aggiunto: la gommalacca non è solo estetica, ma un modo di innovare una trazione secolare in fatto di vino, con un occhio sempre attento alla sostenibilità dei processi e del prodotto.

Innovare è infatti un must anche e soprattutto per le aziende agricole, ma è importante restare fedeli ai valori di un tempo con attenzione verso le conoscenze e necessità del presente.

Fino all’inizio del XX secolo l’uso della ceralacca era molto diffuso, per diversi tipi di oggetti. Oggi, invece, si utilizza per lo più a solo scopo decorativo per sigillare (e con questo atto, apporre una garanzia a ciò che si sigilla) bottiglie e flaconi, oppure per chiudere documenti ufficiali e lettere di rappresentanza. 

Apponendo un sigillo sulle bottiglie in cantina si fornisce al cliente un’ulteriore garanzia della qualità del prodotto, e si regala la possibilità di un autentico rito da svolgere in compagnia: rimuovere un sigillo per “aprire le danze”.

Tuttavia, nella scelta di utilizzare un materiale come la ceralacca ci sono anche degli aspetti negativi: un primo lato sgradevole sta proprio nella consueta procedura di eliminazione del sigillo. Infatti, si tratta di una superficie molto dura, che, una volta incisa, si rompe in mille pezzi producendo una cascata di detriti: questi rischiano di entrare anche nella bottiglia, una volta stappata.

La ceralacca non è ecologica. La sua composizione è infatti prevalentemente sintetica: è una miscela di resine e pigmenti colorati addizionati chimicamente. L’unica sostanza completamente naturale aggiunta agli ingredienti che formano la ceralacca è proprio la gommalacca: questa non è una sostanza di sintesi, ma è un derivato che ci proviene dagli insetti, un materiale che potremmo definire un vero e proprio polimero naturale.

La gommalacca è prodotta dalla secrezione di un insetto che vive in estremo oriente, la Kerria Lacca, che lo usa come protettivo quando aggredisce i rami degli alberi. È dunque una resina naturale che può essere modellata a caldo, proprio come la ceralacca.

L’aspetto è identico a quello della ceralacca, e così pure la sua eleganza, la differenza principale è la sua morbidezza, al tatto regala sensazioni simili al velluto: una piccola incisione sarà sufficiente per rimuovere comodamente (e rapidamente) a mano l’intero sigillo. E c’è di più: è possibile compostarlo o gettarlo nell’umido, dato che è assolutamente biodegradabile.

Ci è sembrata dunque d’obbligo la scelta della gommalacca per le nostre bottiglie: oggi più che mai è necessario trovare soluzioni che non siano solo belle, ma soprattutto sostenibili. Inoltre, quando la gommalacca è ancora calda, apponiamo manualmente un sigillo, bottiglia per bottiglia. È così che intendiamo la vera innovazione: come diceva Gustav Mahler

“la tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”.

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