Flavia Albu e Podere del Maro

“Le prime immagini, spesso molto organiche, sono caratterizzate da una ricerca di contenuti sotterranei, avvolti in un alone di verità e originarietà (intesa anche come radicamento nella corporeità e nella materialità dell’attività pittorica) da portare in superficie e da sottoporre a lettura”.

Queste sono le parole che Flavia Albu ha voluto lasciarci come descrizione della sua opera, opera che ha creato nella fase iniziale del suo percorso di artista, caratterizzato da elementi come la libertà di movimenti, le associazioni inconsce, le immagini organiche. Questi sono solo alcuni degli elementi che hanno caratterizzato la fase iniziale della sua carriera artistica.

Il legame che si creava con le sue opere era particolarmente organico e profondo: il pennello e la sua mano diventavano un tutt’uno. Come spesso afferma Flavia quando pensa a questo suo periodo artistico, si trattava proprio di “dipingere le pennellate”, lasciando che fossero proprio loro ad essere la sua migliore espressione.

La sua fonte di ispirazione era nient’altro che il suo inconscio profondo, le sue sensazioni, le sue giovani preoccupazioni e gioie, il suo desiderio di provare a comunicare tutto ciò che provava solo ed unicamente attraverso le sue pennellate.

Così le opere di Flavia cambiavano con lei, e le immagini e forme organiche sulla tela ricreavano i suoi stati d’animo.

Una forma organica, viva, pulsante: il colore dell’opera è carico di rimandi alla terra, e al centro, vivo, sta il cuore pulsante da cui si diramano, come in una pianta, le radici che tengono in vita questa stessa terra.

Questo cuore pulsante tiene in vita la nostra attività e la nostra vita. È la nostra giovinezza, la nostra dinamicità e voglia di fare, la nostra passione.

La mano interviene, in cantina e nei campi, proprio come in un’opera artistica. 

Tutto trae origine da noi, ma finisce inevitabilmente per influenzare anche la terra che lavoriamo, che viene pervasa da questa stessa forza profonda e penetrante. È ciò che più unisce le nostre anime alle anime delle colture e degli esseri viventi di cui ci prendiamo cura.

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