Erbe officinali: una cura alternativa

Alle origini della medicina naturale

Si sente parlare sempre più di erbe officinali e della loro coltivazione, ma cosa sono propriamente? E come mai sono così diffuse oggi?

Il nome ci può già dare un indizio sulla loro natura: “officinale” è un’espressione della tradizione storico-culturale italiana che deriva da “officina”, ovvero “opificina”, il laboratorio in cui le erbe venivano trasformate e rese idonee al consumo.

In laboratorio si procede con tecniche come l’essiccazione, la mondatura, il taglio, la distillazione, ecc.

In Italia la coltivazione di piante officinali si è molto diffusa, soprattutto perché il suolo e il clima offerti dal nostro paese sono ottimali per la crescita di queste erbe. Per citarne solo alcune delle più conosciute: basilico, calendula, camomilla, lavanda, maggiorana, malva, melissa, origano, rosmarino, salvia, tarassaco, timo, valeriana.

Il loro effetto curativo è accertato fin dai tempi antichi, quando si trattava soprattutto di erbe spontanee e il patrimonio erboristico si basava quindi interamente sull’esperienza scaturita dall’incontro tra l’uomo e il suo territorio.

Data la loro efficacia e le necessità dell’uomo, unite alle conoscenze che egli è stato in grado di trarne, si è diffusa sempre più anche la loro coltivazione. Con il tempo e per motivi diversi, si è fatto sempre più affidamento sui farmaci di natura sintetica, lasciando questo tipo di medicina naturale sullo sfondo. In realtà, questo antico patrimonio di saperi legati alla medicina naturale andrebbe preservato e per quanto possibile sempre aggiornato e valorizzato, perché le erbe officinali possono davvero essere una cura alternativa.

Agricoltura sostenibile

Un importante aspetto da tenere in considerazione è il fatto che coltivarle rimane una delle migliori occasioni per tornare a praticare un’agricoltura sana: la diversificazione è essenziale per mantenere un suolo fertile. Inoltre, la multifunzionalità di un’azienda è ciò che ne determina la sostenibilità, al contrario della unidirezionalità e ultraspecializzazione; a furia di promuovere la monocoltura si è impoverito il suolo rendendolo sterile e si è favorito, insieme ad una omologazione di colture, alla perdita di quell’antico sapere che si basava proprio sulla biodiversità e sull’incontro dell’uomo con la terra.

Per noi non sarà solo un arricchimento culturale quello di tornare a coltivare le erbe officinali, ma sarà anche un piccolo contributo per il rispetto della natura.

Per saperne di più e toccare concretamente con mano, all’aria aperta, il mondo bio-diverso delle erbe officinali, vi rimandiamo QUI ad un nostro evento (previsto per Aprile); se invece volete conoscere meglio il Podere del Maro e fare una visita alla nostra “opificina”, non esitate a contattarci, saremo più che lieti di condividere con voi opinioni e conoscenze!

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