biologico

I giovani e la terra

Una questione di “ecologia profonda”

Il rapporto tra i giovani e la terra è da qualche anno tornato estremamente attuale.

Le analisi della Coldiretti parlano chiaro: nel 2018, in Italia, si è registrato un aumento del 5% di imprese giovanili condotte da under 35, e per il 2019 le previsioni sono tutt’altro che al ribasso.

Indagando i motivi che hanno spinto al ritorno ai campi, non vi è soltanto la promessa di nuove opportunità di lavoro, ma qualcosa di più: è l’unico settore che oggi offre un diverso orizzonte di vita.

Wendell Berry diceva:

“viviamo nell’attesa che la nostra giornata di lavoro finisca, nell’attesa delle vacanze e della pensione; non lavoriamo perché amiamo il nostro lavoro, perché ci è necessario esistenzialmente, oltre che economicamente, ma per poterlo finalmente lasciare”.

I giovani che si sentono “alienati” optano per una scelta di vita vicino alla terra, con tutte le difficoltà che una tale direzione può comportare e che solo i giovani stessi, con la loro determinata leggerezza, possono trovare il coraggio di affrontare.

La crescita dei problemi legati all’ambiente sono il campanello di allarme più evidente del malessere del nostro pianeta e aumentano il desiderio di un cambiamento reale, concreto.

Arne Naess, filosofo norvegese, riflettendo sugli epocali cambiamenti di mentalità e inquietudini esistenziali dei giovani, auspicava la nascita e la stabilizzazione di una nuova sensibilità, che definiva come “ecologia profonda”.

Naess voleva distinguerla da un’ecologia superficiale, che si limitava a battersi per la conservazione della natura intesa unicamente come risorsa al servizio dell’uomo.

Quella che riteneva la “messa in pratica” dell’ecologia profonda era, con semplicità ed con estrema concretezza, la “vita all’aria aperta“, in cui anche l’uomo è al servizio della natura.

E’ il bisogno di maggiore profondità che ha fortificato il legame tra i giovani e la terra, ed è il bisogno di una “vita all’aria aperta” e di sentire sotto di sé radici stabili che spingono i giovani a scegliere non solo l’agricoltura, ma prima di tutto, a cornice delle loro vite, l’etica dell’ecologia profonda.

Matilde e Marco: il Podere del Maro

Ecco la riflessione e il sentimento che sono stati per noi il punto di partenza e che sono uno stimolo costante: fondare il Podere del Maro ne è stato il manifesto. Insieme alla costituzione dell’azienda agricola abbiamo scelto fin da subito anche la sua guida: il metodo biodinamico, un approccio alla terra in sintonia con l’ecologia profonda.

Quindi, non si tratta solo di un’opportunità di lavoro, per noi e per chi ci vorrà accompagnare, è una scelta di vita.

Per approfondire questi temi, relativi al rapporto tra i giovani e la terra e all’ecologia profonda, vi invitiamo a partecipare all’evento gratuito dedicato, che trovate cliccando QUI.

PREC.

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